Teresina ha lasciato Gallipoli come una regina. Mentre le sue reliquie sono state portate in processione per le strade di Gallipoli, la sua urna era scortata dall’Ordine secolare dei Carmelitani scalzi, dai padri carmelitani – in primis il Preposito Generale p. Saverio Cannistrà - dai sacerdoti che si sono uniti alla famiglia del Carmelo per rendere omaggio alla piccola santa. Tutti gli abitanti di Gallipoli, e quanti sono venuti dalle altre città della Puglia e della Campania per renderle omaggio, hanno formato un corteo silenzioso, pieno di amore, di rispetto e di riconoscenza. Quei sentimenti che sono cresciuti, sera dopo sera, mentre i padri illustravano la sua spiritualità, il miracolo compiuto a Gallipoli, quando – scegliendo come interlocutrice la piccola comunità claustrale di Santa Teresa – volle confermare “Non mi sono sbagliata. La mia via è sicura”.
Così, domenica 17 gennaio, poco dopo le 12, l’urna con i resti della santa di Lisieux, ha attraversato la città - dal monastero delle carmelitani tane scalze che hanno da 100 anni un legame profondo con questa carmelitana dottore della Chiesa, fino al porto, dove il suggestivo suono delle sirene delle imbarcazioni, le ha reso l’ omaggio che si rende a un’autorità, a una regina. Nel percorso dal monastero di S. Teresa al Santuario S. Maria del Canneto che si erge sul mare, tutti hanno voluto salutarla. I bambini erano in prima fila, silenziosi. Stringevano un cestino di petali di rosa e di foglietti colorati con stampate le frasi della Santina, da lanciare al passaggio.
Gallipoli si è separata a malincuore dalla sua piccola Regina. Sì, perché ripercorre l’evento vissuto cento anni fa dalla comunità carmelitana di S. Teresa e vissuto da tutta la città come segno di benevolenza e benedizione della Santina è stato per tutti un momento di grazia. La famiglia del Carmelo (frati, monache di clausura e ordine secolare della Provincia Napoletana), con il Preposito Generale p. Saverio Cannistrà e p. Enzo Caiffa, Superiore della Provincia Napoletana dei Carmelitani Scalzi, originario proprio di Gallipoli hanno vissuto una settimana di meditazione, di riflessione profonda, di fraternità e di preghiera, coinvolgendo i cittadini, che hanno partecipato con grande attenzione ed affetto.
E’ la forza della testimonianza della spiritualità che, radicata nell’anima, inspiegabilmente dalla clausura si espande e contagia tutti.
“Sapete che Teresa di Gesù Bambino ha detto in uno dei momenti suoi più ispirati nel cuore della chiesa sarò l’amore – ha detto introducendo la celebrazione di sabato 16 gennaio il Padre Generale Saverio Cannistrà -e il Signore ha voluto che dovunque c’è lei la chiesa si raduni. Così è stato anche in questi giorni qui a Gallipoli e così questa sera: siamo chiesa, radunati attorno alla mensa della Parola e dell’Eucaristia con lei, nel cuore di questa comunità, che ci insegna ad amare Gesù ad amarci e a perdonarci reciprocamente.
Per poi ribadire, nell’omelia: Ecco fratelli e sorelle questa sera di fronte all’urna con le reliquie di Teresa di Gesù Bambino, in questo luogo benedetto dal Signore, dobbiamo ripensare profondamente la nostra vita cristiana e accogliere la nostra piccolezza, la nostra povertà, con la fiducia piena, totale incondizionata che laddove finisce la nostra ricchezza, la nostra sicurezza, la nostra sapienza, la nostra capacità di dominio umano lì interviene l’opera di Dio e quell’opera compie meraviglie, compie prodigi, compie ciò che noi non saremo mai capaci di compiere. Compie questa creazione a immagine e somiglianza di Dio, ci fa figli di Dio. Ecco quest’opera è in attesa di noi, del nostro libero “sì” del nostro “amen” del nostro “fiat”. Maria che ha detto questo “amen”, che ha detto questo “fiat” è stata riempita di grazia è stata riempita di doni. Teresa di Gesù Bambino ha ripetuto anche lei questo “Sì” questo “amen” e anche lei ha ricevuto un’abbondanza enorme di doni. Ecco per intercessione di Teresa di Gesù Bambino ci riveli e ci faccia slanciare con quella fiducia e con quel coraggio che lei ebbe, verso queste braccia aperte e colme di doni di Dio nostro Padre
La vocazione all’Amore è contagiante. Ma in Teresina c’è di più, come ha sottolineato nella sua meditazione di venerdì 15 gennaio padre Enzo Caiffa: Teresa ha felicemente saldato, l’amore e l’umiltà, come risposta all’Amore e alla Misericordia Divina nel concetto d’Infanzia Spirituale nel quale racchiude tutta la santità, come azione umana, nel campo della grazia. Il bambino è una sintesi vivente di due elementi: d’amore e di debolezza. L’Infanzia Spirituale, è coscienza d’azione amorosa di Dio, è coscienza della propria nullità, ma nello stesso tempo è convinzione di poter collaborare, mediante l’amore e l’umiltà, all’azione preveniente ed efficace di Dio. La grandezza della nostra Santa Carmelitana Scalza, consiste nell’aver fondato il segreto della sua santità, cioè del suo andare a Dio, su Dio stesso.
Tutto ciò, ha spiegato p. Enzo “si realizza nell’inesprimibile interiorità dell’amore, come i più grandi amori che non si esprimono con nessuna parola, ma si consumano nel silenzio interminabile della comunione che non si può raccontare.
Una meditazione dedicata appunto alla piccola via e alla vita consacrata, che si traducono in un interminabile apostolato per le anime, perché s’innamorino e si lascino amare. Non a caso p. Enzo ha concluso citando un passo di Teresina che intercede per tutti noi pregando “O Gesù perché non è possibile dire a tutte le piccole anime quanto la tua condiscendenza è ineffabile?... Sento che se per assurdo tu trovassi un’anima più debole, più piccola della mia, ti compiaceresti di colmarla di favori ancora più grandi, qualora si abbandonasse con fiducia completa alla tua misericordia infinita. Ma perché desiderare comunicare i tuoi segreti di amore o Gesù? Non sei tu solo che me li hai insegnati e non puoi forse rivelarli tu ad altri?... Sì, lo so, e ti scongiuro di farlo. Ti supplico di chinare il tuo sguardo divino su un gran numero di piccole anime!...Ti supplico di scegliere una legione di piccole vittime degne del tuo AMORE!...(Ms B 265).
Stefania De Bonis
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