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27 Luglio 2010

Solennità della Madonna del Carmine 2010
Il 16 luglio la Chiesa intera celebra la festa della Madonna del Carmine che poi è solennità per i religiosi carmelitani. È il giorno in cui essi si rivolgono alla loro Patrona e “Sorella” poiché fin dalle origini in Terra Santa (nel secolo...

22 Giugno 2010
Un seme tra le rocce
La presenza delle Suore Carmelitane in Libano, e soprattutto qui a Raachine, è una grazia! Raachine è un villaggio montuoso lontano da tutti i servizi sociali. Nel 1976, le Suore Carmelitane arrivarono a fondare una scuola gratuita per educare i...

29/01/2010 15.01 (Leggi altre news di questa categoria...)
Padre Sergio, martire della giustizia
by Francesco Vitale

Padre Sergio Sorgon, Carmelitano Scalzo, un testimone di Cristo, ucciso in Madagascar all’inizio del 1985. Di lui ha parlato il papa Giovanni Paolo II il 20 gennaiFoto  del novembre 1984o di quell’anno; di lui ha scritto il ministro G. Andreotti; di lui si sono interessati i giornali di tutto il mondo e le reti televisive più diffuse. Una vita breve (46 anni) impostata totalmente secondo il codice evangelico dell’umiltà e dell’abnegazione; ma poi, improvvisamente, una vita lanciata come segno e testimonianza che i martiri di Cristo ci sono ancora oggi.
Il Padre Generale dell’Ordine diceva in quell’occasione: «Non sappiamo ancora chi e perché l’uccise. Ma sappiamo bene che P. Sergio fu un carmelitano totalmente dedito alla Chiesa, un uomo generoso e senza nemici».
«Sergio caro, quanto mi avrai chiamata, quante volte mi avrai pensata quando ti uccidevano! Il Signore mi ha strappato il più bel fiore che coltivavo nel giardino. Ma era suo!».
Sono le parole della signora Rosa Sorgon, mamma del martire.
«Scomparendo così drammaticamente, ha lasciato un vuoto immenso nella nostra vita. Era un uomo di Dio, un uomo di fede, perciò aperto a tutti i valori». È questa la testimonianza a caldo dei suoi confratelli missionari in Madagascar.
«Non ignoro che la mia missione sacerdotale potrà assaporare il calice dell’amarezza. Con la forza che umilmente imploro da Cristo, affronterò, se Lui lo vorrà e berrò fino all’ultima goccia il calice dell’amarezza». Con queste parole P. Sergio stesso professava la sua disponibilità totale a Cristo nella prima messa solenne nel suo paese natale.
Per riuscire a partire come missionario per il Madagascar nel giugno 1969, a 30 anni e mezzo di età, P. Sergio dovette sfoderare fermezza e dolcezza verso i suoi parenti (aveva una vastissima parentela) per convincerlo a “lasciarlo andare”. Portava con sé i valori di frate intelligente, vivace, volonteroso e operoso. Non c’è idealizzazione in quel che ora si dice di lui. Tante comunità di frati in Italia se lo contendevano. Era adatto a molti ruoli. Ma per lui tornava più bello e più “evangelico” partire missionario e non già verso il Giappone moderno ed evoluto, dove avrebbe potuto puntare, ma in una terra di gente povera e umile, il Madagascar appunto.
Con gli altri missionari nel 1984Approdato nell’Isola Rossa con due altri giovani confratelli (P. Angelo Doriguzzi e P. Gino Pizzuto) per fondare la prima missione carmelitana in quella terra, si calò subito nella cultura malgascia con un entusiasmo e una prontezza invidiabili. Imparò la difficile lingua in un anno, sentendo il dovere però di perfezionarla sempre. Fu il primo parroco della parrocchia di Itaosy, alla periferia di Tananarive, allora 15 mila abitanti, oggi 150 mila. Vi passò quattro anni frenetici, spendendosi per la evangelizzazione e insieme per la promozione umana di quella gente. Pur affaticato e a volte deluso dal comportamento amorfo dei suoi fedeli, poté scrivere: «Nel complesso sono contento di questa mia nuova vita: vedo che non mi sono fatto illusioni. Certo mi accorgo anche che essere sacerdoti come si deve, ogni istante e dovunque, è un impegno arduo».
Nel 1972 fu eletto superiore della missione, che andava rafforzandosi di nuovi religiosi. Nell’ottobre 1974, dopo una breve vacanza in Italia, si trasferì da solo a Toleary, nel sud dell’Isola, a 900 Km da Tananarive, distaccato quindi dai confratelli carmelitani e legato invece ai religiosi assunzionisti francesi. Più tardi lo raggiunse P. Giuseppe Sabbadin. E qui si lanciò a corpo morto nel lavoro apostolico. Fu apprezzato da tutti, come per altro erano moto apprezzati i suoi cari fratelli, uno dei quali fu scelto dall’episcopato malgascio come responsabile del seminario maggiore di Tananarive.
La salute però non resse. Nel gennaio 1978 dovette arrendersi: non lo affliggeva solo “un po’ di ulcera”, ma tutto un complesso di problemi fisici e di tensioni e fatiche. Nel febbraio 1978 fu costretto a tornare in Italia. Era esaurito: non mangiava, non dormiva, non riusciva a distendersi. Dovette restare fermo per un anno e mezzo.
Nel luglio 1979 ripartì, sebbene non del tutto ristabilito. L’amore per la missione accelerò la sua guarigione, anche se in quel tempo si presentò un misterioso dolore profondo a una gamba. «Io lavoro e mi muovo molto»,  confermava nel novembre 1979: «Il lavoro e il movimento sono la mia vita. Del resto la vita bisogna donarla perché abbia uno scopo».
Nonostante si proponesse una certa cautela, non seppe risparmiarsi. Prima si trovòLa grande “tribù” dei Sorgon di nuovo a Itaosy. Nel 1980, in un rimpasto delle cariche, passò a 120 Km da Tananarive, a fondare la nuova casa missionaria di Moramanga, una cittadina di 10mila abitanti con due distretti pastorali e circa 30 piccole comunità radiali. La fiducia dei confratelli lo riconfortò. «La parrocchia non è né piccola né facile, ma con la pazienza si può arrivare a tutto. Purtroppo io di pazienza io ne ho sempre poca». Faceva fatica ad aspettare che le cose maturassero, ma soprattutto fremeva al vedere le ingiustizie perpetrate a danno di poveri e innocenti. Con la gente era piuttosto forte e severo per scuoterla e renderla più coscienziosa, onesta e intraprendente. Il degrado che vedeva intorno lo angustiava.
La sua non era semplice e istintiva voglia di ordine. Era pietà verso i poveri. Egli era sempre più preoccupato per essi, vedendoli defraudati e bisognosi. Defraudati del cibo necessario, poiché nella quasi carestia  di quello scorcio del 1984 (scarseggiava il riso, essenziale per i malgasci) sapeva che le scorte venivano rubate, anche nei magazzini di Moramanga.
Dopo la messa del 6 gennaio 1985, salito sulla sua cara “bestia”, la moto Cagiva quasi nuova, si portò a Tananarive per salutare il confratello e compaesano P. Italo Padovan in partenza per l’Italia. Dormì a Itaosy e la mattina  del 7 gennaio fece colazione e poi partì per tornare a Moramanga a celebrare la Messa. Fu visto alle 7.30 sul  giusto tragitto in periferia della città e salutò delle persone senza fermarsi. Alle Sua sorella nel luogo dove fu trovato il corpo17.30 non era ancora arrivato alla sua chiesa. Scattò l’allarme e fu avvisata anche la polizia. Ma dove andare a cercarlo con il buio già fitto? Forse era uscito di strada e caduto in qualche burrone? Il giorno 8 gennaio alle 6.30, a un Km dal piccolo centro diAmbatolaona, a 50 Km da Moramanga, lo trovarono in una cunetta poco distante dalla strada, orrendamente ridotto: decapitato, con un braccio quasi completamente troncato e molti altri segni di sevizie. Non si poteva certo pensare a un incidente (anche se si tentò di simularlo) e neppure a una semplice aggressione per rapina (c’erano quasi tutte le sue cose e i soldi).
Presto, anche troppo presto, furono rintracciati i presunti colpevoli: una coppia di anziani commercianti  e un giovane che dicevano di aver urtato la motocicletta di P. Sergio. Ma come credere a loro e alla polizia che li incarcerava dopo una sommaria e superficiale inchiesta?
La verità, nonostante gli sforzi dei Padri missionari, non è mai stata appurata.
Resta il fatto di una uccisione crudele. Resta la vita esemplare del “martire”, che secondo le più accreditate interpretazioni fu colpito a morte perché stava dalla parte dei poveri, chiedendo per loro giustizia.   



DATE ESSENZIALI

- P. Sergio nasce a S. Donà di Piave (VE) il 12 novembre 1938, quarto di dieci figli.
- Entra nel piccolo seminario carmelitano di Verona nel 1949. Veste l’abito religioso  nel settembre 1955 e professa l’anno successivo.
- È ordinato sacerdote il 30 marzo 1963. Svolge il suo primo ministero a Treviso e a Brescia. Nel 1966 è viceparroco a Roma.
- Parte per la missione del Madagascar il 7 giugno 1969. Nel luglio 1970 è nominato parroco del quartiere Itaosy di Tananarive.
- Verso la fine del 1974 si porta a Toleary, nel sud dell’Isola Rossa.
- Nel febbraio 1978, fortemente smagrito e provato dalle fatiche, rientra in Italia. Torna in Madagascar nel luglio 1979.
- Fa un ultimo periodo di vacanze presso i suoi nel giugno-novembre 1982.
- Nel 1984 è nominato vicario episcopale della diocesi di Ambatondrazaka. È parroco a Moramanga.
- Il 7 gennaio 1985 è ucciso barbaramente sulla via di ritorno da un breve viaggio. Viene ritrovato l’8 gennaio, decapitato.
  

 






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